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Darkroom Magazine reviews 'The Secret Garden'

Darkroom Magazine reviews 'The Secret Garden'

by Roberto Alessandro Filippozzi
4 July 2013

We’re sorry we weren’t able to review “Ghost In The Rain”, Alien Skin’s third album,  but we’re pleased to give support to George Pappas, long term keyboardist with the Australian band Real Life (yes, the band with the 80’s hit single “Send Me An Angel”).  We reviewed his second fantastic album “The Unquiet Grave”,  highly rating it.

It’s therefore a great pleasure to meet George again and to discover his fourth solo album, released once more through the American “A Different Drum” record label. This new work has been isued in a limited run of 300 copies in an attractive booklet format, and part of  the label's 'VIP series' (an astute way  to minimize costs in an industry affected by economic difficulties).

It would be simplistic to trivially define Alien Skin’s music as “synthpop”,  since George,  with his history of experience, has given ample evidence of how his songwriting is able to go beyond certain pop-oriented clichés that other well known artists imitate (albeit in a context acceptable to us). There’s so much passion and intimate pathos in Alien Skin's music, that only those  who sing of profound and lived emotions can express, and any easy comparisons with Martin Gore, Depeche Mode or David Sylvian are acceptable but at the same time misleading ....

George’s music, with its haunting evanescence, suave atmosphere and beautiful sounds,  perfectly in line with the nocturnal aura which has become his trademark, succeeds because it is extremely refined and because it creates an intimate participation in those who listen to it with the right spirit. It would be a crime, therefore, to compare such haunting beauty with those artists who pursue the goal of an easy hit and a catchy melody suitable to be played on the radio.  I’m not saying that Alien Skin’s songs don’t possess this potential, and it’s not at all surprising that a professional artist who grew up in a successful group like Real Life, with all his experience, knows how to equip his songs with those “tricks” that would potentially make of each of them a hit single, but it’s evident that George’s music is much more than this.

Inherent sweetness unfolds with infinite gentleness in episodes such as the  track "19th Century Girl" with its sublime melodious ambiance,  "On A Fine Day"  that seduces the listener with its delicate enshrouding rhythm,“Sunny Day” and the final track  "End Of The Season" . But in an album that  works wonderfully from the first song to the last,  we can’t forget emblematic kinematic and magnetic moments  like in the passionate “Save Me”, the intimate and nocturnal “Crushing Flowers” and the sad “Blue”.  You won’t find any song below a high level and George’s ever present inspiration makes his work totally blissful: it’s impossible, once again, to resist to all this fascination.

[My gratitude to Frank Spurio for the English translation from Italian]


Original review in Italian...

Se da un lato ci è dispiaciuto molto non esserci potuti occupare lo scorso anno di "Ghost In The Rain", terzo album firmato Alien Skin, dall'altro ancora ci rallegriamo di aver dato visibilità al progetto di George Pappas, storico tastierista degli australiani Real Life (sì, proprio quelli del singolo targato anni '80 "Send Me An Angel"), col secondo e magnifico "The Unquiet Grave", da noi promosso a pieni voti. È quindi con grande piacere che ritroviamo George alle prese col quarto album del suo solo-project, ancora una volta sotto l'egida dell'americana A Different Drum, che realizza questo nuovo lavoro in sole 300 copie nel bel formato digifile apribile, all'interno delle ormai usuali 'VIP series' (astuto espediente commerciale per non investire oltre misura in un mercato sempre più ostico). Definire banalmente synthpop il sound di Alien Skin sarebbe oltremodo riduttivo, dal momento che l'esperto e navigato George ha dato ampie prove di quale sia il livello di un songwriting capace di andare ben oltre certe velleità pop-oriented che i più apprezzati nomi del settore inseguono (pur in un contesto a noi gradito). Nella musica di Alien Skin c'è tanta passione e quel pathos intimista che solo chi canta di emozioni recondite e realmente vissute sa imprimere, e poco importa se c'è ancora chi si lascia offuscare dai facili paragoni con Martin Gore ed i suoi Depeche Mode o David Sylvian, anche perché stiamo comunque parlando di accostamenti a dir poco onorevoli... La musica di George, con quel suo ammaliante ed evanescente piglio suadente ed i suoi splendidi suoni perfettamente in linea con quello spirito notturno che è ormai un vero e proprio trademark, colpisce per l'estrema raffinatezza e per l'intimo coinvolgimento che suscita in chi ascolta col giusto spirito, e sarebbe un delitto accomunare cotanta struggente bellezza a quei gruppi che rincorrono per lo più la facile hit dal refrain memorabile e dal taglio radiofonico. Non che le canzoni di Alien Skin non posseggano tali potenzialità, e non deve affatto stupire che un artista cresciuto in seno ad un gruppo di successo come i Real Life, con l'accumulo di esperienza e professionalità che ne consegue, sappia dotare le proprie song di quelle malizie che potrebbero fare praticamente di ognuna di esse un ottimo singolo, ma risulta evidente come la musica di George sia molto più di questo. La dolcezza intrinseca si dipana con infinita gentilezza in episodi quali l'iniziale title-track, una "19th Century Girl" dotata di un sublime refrain di ampio respiro, quella "On A Fine Day" che seduce col suo ritmo sottilmente avvolgente, "Sunny Day" e la conclusiva "End Of The Season", ma in un lavoro che funziona a meraviglia da capo a fondo s'impongono in particolar modo momenti emblematici del suono cinematico e magnetico di Alien Skin quali l'appassionata "Save Me", l'intima e notturna "Crushing Flowers" e la triste "Blue". Non vi è un solo brano che non sia ampiamente superiore alla media, e l'ispirazione sempre presente continua a fare del songwriting di George qualcosa di cui bearsi fino in fondo: impossibile resistere a cotanto assoluto fascino, anche stavolta.

Click to read the original Italian text on the Darkroom website.